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Dissertazioni sugli UFO

 

La materia è vasta e spinosa, lo so. Ho sempre avuto una mente scientifica e ho sempre creduto nella forza del metodo scientifico, nato dalla mente geniale di G. Galilei. La scienza ufficiale, tuttavia, non è riuscita tuttora a spiegare alcuni fenomeni e tanti misteri legati alla “faccenda” degli UFO, o OVNI che dir si voglia. UFO è un acronimo che sta per Unidentified Flying Object e il suo omologo italiano è OVNI, Oggetti Volanti Non Identificati.

Non desidero affatto discutere sulla effettiva veridicità di tali fenomeni anche se, stando alle statistiche, non è possibile classificare il 100% di tali avvistamenti come “abbagli” di persone suggestionate o illusioni ottiche dovute a fenomeni atmosferici. Onestamente, non ritengo rilevante il processo cognitivo che si basi su varie segnalazioni di migliaia di persone, separate nello spazio e nel tempo, nel corso della storia umana. Mi sembra più interessante, piuttosto, ragionare sugli aspetti concettuali dell’esistenza di forme di vita che si siano sviluppate in civiltà progredite, lontane da noi centinaia, migliaia di anni luce e sulla possibilità che alcune di esse possano veramente aver compiuto viaggi così lunghi per giungere fino a noi.

La scienza stessa e (finalmente) il Vaticano hanno ammesso la possibilità che l’Universo sia pieno di forme di vita aliene. Si tratta di una questione di statistica, lo diceva anche il compianto Isaac Asimov nel suo bellissimo libro “Civiltà Extraterrestri”. Se pensiamo al fatto che il nostro Sole sia una stella di media grandezza, a metà della sua vita attiva (collasserà fra 5 miliardi di anni per poi diventare una “nana bianca”), ed esso non ha caratteristiche rare nello sterminato firmamento della nostra galassia della quale occupa una posizione periferica (ci troviamo prossimi alla periferia della Via Lattea in una zona chiamata “Braccio di Orione”), e pensiamo anche al fatto che la nostra galassia contiene circa 200 miliardi di stelle, e di queste almeno il 25% simili al Sole, allora dobbiamo anche ritenere possibile che alcuni di questi miliardi di stelle simili al nostro Sole posseggano un sistema solare simile al nostro, con pianeti giganti gassosi (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) e diversi pianeti terrestri (di roccia solida come Mercurio, Venere, Marte e Terra). Come non pensare allora che fra alcuni di questi sistemi solari possa esserci un pianeta che si sia elevato a culla di un sistema di vita come noi la conosciamo? Ma scremiamo ancora. Di questi sistemi solari contenenti vita (come noi la conosciamo, ovvero basata al carbonio) alcuni avranno una storia molto più antica del nostro. Si, perché il nostro sole è nato solamente 5 miliardi di anni fa, ma la galassia è molto più antica: si stima che abbia circa 13,7 miliardi di anni! Pertanto, alcuni di queste sistemi solari avranno civiltà molto più antiche e avanzate della nostra, sempre che non si siano auto-distrutte a causa di guerre nucleari.

Ecco un po’ di numeri (fonte del professor Frank Drake (SETI):

Numero di stelle nella galassia: da 100 a 300 miliardi…prendiamo 100 miliardi.

Stelle a lenta rotazione: 93% → 93 miliardi

Stelle di tipo solare: 25% → 23,2 miliardi

Stelle singole 40% → 9, 3 miliardi

Stelle di popolazione 1 10% → 930 milioni

Stelle con pianeta in posizione opportuna 50% → 465 Milioni

Stelle con pianeta simile alla terra 10% → 46,5 milioni

Stelle con pianeta abitabile 50% → 23,2 milioni

Stelle con pianeta a vita batterica 3% → 697.500

Stelle con pianeta e civiltà tecnologica 2% → 13.950

Avete letto bene : solo nella nostra galassia vi “sarebbero” almeno 13 mila 950 diverse civiltà tecnologicamente avanzate.

Partendo da questi semplici concetti, la scienza ufficiale a questo punto (e a mio modestissimo avviso) inciampa sulla classica buccia di banana che la rende assai simile all’ottusismo dogmatico di medievale memoria. Ovvero, dato che secondo la teoria della relatività generale non si può oltrepassare la velocità della luce (per la quale occorrerebbe un’energia infinita per raggiungere tale velocità), allora gli alieni non sono mai potuti arrivare sino a noi, perché le distanze sono così proibitive che ci vorrebbero milioni, miliardi di anni per fare questi viaggi anche se si potesse raggiungere tali velocità. Giustissimo, però ci si dimentica che la scienza stessa ha cambiato il nostro mondo come nessuno o pochissimi in passato avrebbero potuto immaginare. Nemmeno la mente geniale e visionaria di Giordano Bruno aveva previsto il mondo intero collegato in rete, ed Eratostene non avrebbe mai potuto immaginare la complessità tecnologica di un moderno jet-liner. Cosa voglio dire? Voglio dire semplicemente che dovremmo imparare una lezione fondamentale che la Storia umana ci ha impartito: e cioè che è sempre sbagliato, nella scienza, porre dei veti legati allo stato attuale delle conoscenze, perché il cammino del progresso scientifico è sempre dinanzi a noi e le cose che l’Umanità potrà scoprire in futuro sono inimmaginabili. Penso, ad esempio, alla fisica newtoniana. Prima di Einstein la realtà era spiegata con le teorie del magnifico scienziato inglese, e le cose funzionavano! Poi arrivò quel minuscolo impiegato dell’ufficio brevetti di Berna, e il mondo cambiò radicalmente. Si introdussero concetti nuovi e rivoluzionari. Il tempo diventava una dimensione, come lo spazio, e la massa diventava energia e viceversa…e la velocità della luce diveniva una costante universale, a prescindere da dove e come la si osservava. Impensabile nel ‘700, non è vero?

Quindi, come si fa a chiamare in causa un dogma scientifico per negare la possibilità di poter viaggiare attraverso il cosmo con tecnologie a noi sconosciute? Per fortuna non tutti sono così oscurantisti, e leggo con molto interesse i lavori dell’eccellentissimo Stephen Hawking, detentore della stessa cattedra lucasiana di Cambridge che occupava lo stesso Isaac Newton. Molti scienziati illuminati compiono dei veri e propri miracoli di immaginazione nell’ipotizzare la possibilità di curvare lo spazio-tempo al fine di accorciare le distanze. Se alcuni alieni sono mai atterrati sul nostro piccolo pianeta, sono certo giunti con tecnologie per noi impensabili ed inimmaginabili.

Ecco perché non mi sento di escludere tale ipotesi. E poi, per quale motivo dovremmo limitarci a dover essere confinati nel nostro isolamento?

  1. Miguel
    29 gennaio 2012 alle 9:15 pm

    molto interessante….noi esseri umani siamo convinti di essere le uniche creature della nostra galassia e se mai c’e’ qualcun’altro pensiamo che sia un guerraiolo come noi….secondo me gli alieni vengono spesso ma siamo troppo stupidi per capire la loro superiorita…..se esistiamo noi nel tempo e’ matematico che ne esistono altri….

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