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Chiacchiere con Oliver

Finalmente di ritorno alla mia isola!
Riesco ancora a odorarne il profumo e ubriacarmi dei suoi colori. Giunto a bordo del mio vascello, giusto il tempo per una doccia e per cambiarmi, mi reco subito al Sighing Crab per scambiare due chiacchiere col mio amico. Come al solito starà brontolando come un vecchio capodoglio mentre mesce la sua birra cruda.
Il viottolo che dal mio ormeggio porta alla sua taverna odorosa non è molto frequentato di questi tempi. Rari esemplari di razza umana caracollano senza un ordine logico mescolandosi con qualche animale randagio, come isolate particelle quantiche in cerca di una casuale collisione.
L’entrata alla taverna non presenta particolari raffinatezze: una miserrima porta di legno con i vetri appannati dai fumi dell’alcool e del tabacco divide il microcosmo chiassoso del locale dal mondo esterno. Si scendono pochi gradini di pietra mal lavorati e ci si immerge nel regno di Bacco.

“Ehilà Peter, ben tornato!”

Non faccio nemmeno a tempo di entrare in taverna, che quella vecchia volpe di Oliver mi indirizza a gran voce i suoi saluti. Non potrei mai sperare di entrare nel suo locale senza farmi notare. Dovrò tenerlo a mente, nel caso in cui dovessi avere dei problemi.

“Salute a te, vecchio tricheco! Come sono andati gli affari durante la mia assenza?”

“Ogni volta la stessa domanda…cosa ti aspetti, che quando non ci sei questa massa di cozzari della malora si mettano in fila per venire nel mio locale? Ma guardali, già cominciano a bofonchiare perché sanno che ora mi metterò a parlare con te e i loro gargarozzi inariditi dovranno aspettare di essere serviti.”  , volge lo sguardo malignamente divertito sulle facce dei pochi avventori. Qualcuno si gira dall’altra parte, qualcun altro ricambia con un ghigno feroce. “Dai, siediti là che ora arrivo col tuo boccale.”

“Grazie amico!”, sorrido chinando leggermente il capo e mi avvio verso il “mio” tavolo. Mi guardo attorno, e le facce che vedo non sono proprio amichevoli. Cerco di tenere un contegno e sorrido di tanto in tanto. Dopo aver fatto un rapido calcolo, mi decido a prendere un’insolita iniziativa. Dopotutto, il numero dei clienti presenti non è così elevato. “Oliver, un giro di birra cruda per tutti! Offro io!”

Oliver strabuzza gli occhi mentre il locale è inondato da una salva di “urrà” a squarcia gola. Ora dovrei esser più tranquillo, mi hanno già augurato 30 vite. Sorrido soddisfatto e aspetto il mio boccale.
Oliver non si fa attendere molto. Lo vedo mentre si avvicina ondeggiante come un vascello dal carico mal stivato, un boccale per mano. Il suo sorriso mi fa capire che ha voglia di chiacchierare. Sono stanco, ma lo asseconderò.
Poggia rumorosamente i due boccali sul tavolaccio e si siede anche lui mentre i suoi occhi saettano da una parte all’altra per controllare la situazione. Non ha mai voluto assumere un aiutante. Nonostante le sue origini irlandesi, giurerei che possiede anche del sangue scozzese.
Mi fissa negli occhi, aspettando che beva la prima sorsata come se non fossero anni che bevo la sua birra. Ogni volta il rito prevede che io gli faccia i complimenti per la splendida bevanda, e lui annuisce soddisfatto. Anche questa volta non lo deludo e la sua soddisfazione si traduce in una generosa sorsata dal suo boccale.

“Allora, Peter, ho letto quelle tue fandonie sugli alieni. Ma davvero credi che possano esser qui da noi?”

“Proprio di questo argomento mi volevi parlare? Cosa c’è, vorresti ampliare la tua clientela? Non credo che gradirebbero la tua birra.”

“E perché no? Cos’ha la mia birra che non va per gli alieni?”

“Intanto le hai chiamate ‘fandonie’, ricordi? E poi cultura diversa, bevande diverse. Chissà che bevono quelli. Ma davvero, non credo che bisogna parlarne troppo. In fondo non v’è altro che teorie, supposizioni…”

“Sei tu che hai chiamato in causa l’argomento. Qua a Tortuga non si parla d’altro…d’altra parte, la stagione è morta e le navi sono quasi tutte qua a marcire come tronchi impantanati in un’insenatura.”

“Parla per le altre navi….la mia non sta marcendo affatto.”

“Vabbè vabbè, ma insomma, per quanto ti fermi?”

“Non molto, come al solito. Purtroppo ho pochi giorni di respiro, poi dovrò ripartire.”, bevo un’altra sorsata e il mio ospite fa altrettanto.

“Senti un po’, ma non è che con i tuoi stramaledetti viaggi ci porti questa cavolo di influenza, come si chiama? AH1…o roba del genere?”

“…A/H1N1. Arrivata la psicosi anche qui a Tortuga, Oliver? Devo confessare che, col lavoro che faccio, ho pensato molte volte al fatto di essere parecchio esposto al contagio. Ma ci ho riflettuto, non mi vaccinerò e poi, anche se volessi ormai sarebbe troppo tardi.”

“Perché parli di psicosi? Il problema è reale!”

“Certo che lo è. Però ritengo anche che la verità, come al solito, è a metà strada fra l’emergenza reale e quella ‘indotta’. Non sono molto informato sull’argomento, ma mi par di capire che questa influenza non abbia mietuto più vittime della normale influenza degli anni passati. Certamente è aggressiva, ma credo sia altrettanto vero che c’è qualcuno che ci guadagna molto dal panico prodotto. Purtroppo, ho letto stamane che in Norvegia il virus ha nuovamente mutato e presenterebbe nuove qualità. Preoccupante di sicuro…”

“Preoccupante? C’è da cagarsi addosso direi! Qua i medici scarseggiano, e anche i vaccini…”

“Ti ho già detto che vaccinarsi ora sarebbe come chiudere le stalle quando i proverbiali buoi sono già usciti. Almeno, a quanto ho capito. Tuttavia c’è da dire anche una cosa: i soggetti a rischio sono coloro che presentano malattie croniche, specialmente all’apparato respiratorio. Tu sei un merluzzo sano, Oliver, e non corri alcun pericolo. Piuttosto, io che sono un fumatore accanito, vado in volo respirando aria condivisa coi miei passeggeri e viaggiando da un posto all’altro, io si che dovrei essere preoccupato. Ma non lo sono più di tanto, perché tutto sommato sono sano (grattatio pallarum).”

“Vabbè, spero che tu abbia ragione, Peter. Come sta il Vieux Malin?”

“Il mio povero vascello sta bene, però vorrei essere a bordo più spesso. A proposito, crollo dalla stanchezza. Vado a bordo e spero di farmi una sana dormita. Verrò a trovarti nei prossimi giorni per la solita bevuta, caro Oliver.”

“D’accordo Peter, ci conto. Riposa bene.”

Ci alziamo dal tavolo e raggiungo l’uscita. Per la prima volta in tanti anni vengo salutato da un coro di voci galleggianti nei fumi dell’alcool. Sorrido ed esco dalla taverna. A grandi passi raggiungo la mia nave. Il tepore che trovo nella mia cabina mi invita ad abbandonarmi a Morfeo. Non faccio resistenza, e crollo come un sasso.

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