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Archive for the ‘Oliver O'Pint’ Category

Cinema al Sighing Crab

1 dicembre 2009 Lascia un commento

Mi dispiace molto aver dato l’impressione di esser giù di morale. In realtà ero solamente preso dalle mie riflessioni. Sono certo che Oliver lo ha capito.

Nonostante ciò, voglio regalare al mio amico e alla sua osteria, il Sighing Crab, un piccolo filmato che evochi momenti di felicità. Personalmente sono felice solamente in mare, quindi questo filmato è un collage di momenti a bordo del Vieux Malin. Chissà se gli farà piacere, magari i suoi clienti ci berranno sopra…

Entro nella taverna fumosa e dopo i saluti di rito inserisco la chiavetta USB nel computer di Oliver, accoppiato ad un video proiettore……

buona visione!


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Uomo libero, tu sempre amerai il mare!

30 novembre 2009 Lascia un commento

Sono stanco, sfatto, distrutto dal lavoro. Non dal lavoro in sé, ma dal contesto in cui ormai mi trovo. Un ambiente malsano, depresso, carico di astio. Per forza, ci vogliono calpestare sempre e comunque. Però dobbiamo ringraziare, ringraziare coloro che ci permettono di lavorare, di guadagnare, di permetterci di vivere.

Vivere? Vivere cosa? Una vita dispendiosa che per autoalimentarsi necessita di quel lavoro usurante che serve a mandare avanti un’esistenza senza senso. Saranno le nuvole che ora gravano minacciose sull’isola, sarà l’assenza di luce….ma proprio ho bisogno di chiacchierare con Oliver.

Entro nella sua osteria.

“Corpo di mille acciughe salate, Peter! Ma si può sapere dov’eri finito? Che ti è preso?”

sbuffo…

“Lascia stare, Oliver, non è proprio aria…” , mi siedo ad un tavolo. I presenti mi guardano con aria compassionevole.

Il mio amico omone si avvicina al tavolo con due birre spumeggianti abbozzando una smorfia di timido sorriso…


“Per tutti i pappafichi, sembri più triste di un merluzzo sotto sale…tieni, questa te la offre la casa!” , si siede davanti a me, glissando con ampi gesti del braccio sinistro le chiamate degli altri clienti.

“Grazie amico, una buona bevuta ci vuole…”

“Io lo sapevo che quella storia dello smettere di fumare ti avrebbe portato in secca….ma ti pare il momento, proprio sotto Natale?”

“…e quando sennò? A proposito, i tuoi clienti dovrebbero smetterla di appestare il tuo locale…” , mi guardo attorno, poi fisso il boccale pieno a tre quarti.

“Bah, a me pare una cavolata. E ora sei preso accollo e non sai cosa fare….piuttosto, che ti capita di tanto terribile? Hai una bassa marea da far incagliare anche gli altri.”

“Non c’entra nulla il fumo, Oliver. Il fatto è che sto leggendo un libro che mi sta aprendo un pò gli occhi. Sai, ho anche conosciuto il suo autore. Si chiama Simone Perotti, lo conosci?”

“Mai sentito. E’ mai venuto a bere da me?”

“Non credo, Oliver. Però se ancorerà da queste parti, gli parlerò di te.”

“Sei gentile, grazie. E di che parla il libro?”

“Sai è un libro molto ben fatto, che affronta tematiche profonde sul nostro modello di vita.”

“E cos’ha il nostro modello di vita che non va? Io sto bene come un’anguilla nel Mar dei Sargassi!”

Non posso fare a meno di ridere e ingurgito un’altra sorsata alla sua salute.

“Eheheh, sono certo che i problemi affrontati nel libro non sono di tua competenza, Oliver. Tu sei immerso nella tua dimensione come una pennellata di giallo intenso si pasce naturalmente in un quadro di Van Gogh.  Fai parte di un quadro ben fatto e ben costruito, non ti poni problemi esistenziali perchè hai ciò che vuoi e sei certo che la tua vita debba essere questa, inesorabilmente questa. Non hai altri bisogni, non ti senti ingabbiato in un sistema senza senso…”

“Oddio, Peter. Non vorrei che la mia birra non fosse sufficiente. Lo sai che non vendo altra roba, a parte il Rhum. Ne vuoi un pò?”

“Grazie, sto bene così.”

“Eh, non mi pare proprio. Cos’è che non ti va bene nella tua vita?”

“Mi manca la pirateria, Oliver. Mi manca il concetto di vera libertà che giace sotto la mia bandiera. Quella libertà che ci fanno credere di avere, ma che in realtà non abbiamo perchè costretti in un meccanismo perverso che ci fa credere di aver bisogno di cose che non ci servono, che ci fa ingoiare falsi dei e falsi valori in nome di uno status di “persona per bene”. Ma la persona per bene è tale nella misura in cui serve al sistema. Come? Consumando, comprando beni, sottostando a clichè imposti dalla società. Bisogna essere inseriti, perchè solo così potrai comprarti la macchina bella a 5 volte il suo valore (nella migliore delle ipotesi), pagare la benzina a prezzi stra-gonfiati, vestirti con abiti griffati costosissimi e confezionati nella stessa fabbrica che li smercia a un quarto del prezzo solo perchè non hanno il bollino della griffe alla moda, riempirsi di gadget che useremo al massimo 10 volte, per poi gettarli nel dimenticatoio non appena esce il nuovo prodotto di tendenza. E’ vita questa, Oliver?”

“E chi è l’uomo libero, allora? Cosa dovrebbe fare costui?”

“Bella domanda. Ci sto riflettendo da molti anni, e una persona è stata in grado di scrivere questi concetti che ho sempre accarezzato in un bellissimo libro. Il titolo è Adesso Basta, di Simone Perotti. Quello di cui ti parlavo.”

“Ha una bella responsabilità questo Simone però…”

“Responsabilità? Io direi un merito, ovvero il tentativo di far aprire gli occhi alla gente. Sono certo che i canoni dei ‘ben pensanti’ non si sradicheranno mai, a meno di compiere una dolorosissima rivoluzione. Credo anche che in questo momento i responsabili del ‘Nuovo Ordine Mondiale‘ stiano affrontando queste tematiche al fine di debellare sul nascere queste idee ‘eretiche’. Dal mio punto di vista, però, è un merito il tentare comunque di parlarne seriamente. E Simone ha fatto questo.”

“Non hai risposto alla mia domanda : chi è l’uomo libero?”

“L’uomo libero, caro Oliver, è colui che conduce un tipo di vita perchè VERAMENTE convinto di volerla vivere in quel modo. Anche un accanito consumista può esser libero, a patto che quel modello di vita sia esattamente ciò che lo rende felice. Ma se fai un esperimento, e cioè comprarti la prima cosa che ti sembra di desiderare e che immagini appagherà la tua fame di felicità e aspetti un pò di tempo. Se quella cosa non sarà più fonte di felicità, allora sarà una cosa comprata per motivi effimeri, un feticcio temporaneo che, come una droga, ti farà star bene per un tempo limitato per poi ritornare al punto di partenza: quella eterna insoddisfazione di un mal di vivere che necessita di continui ‘regali’ al proprio ego. E di regalo in regalo, ci troviamo sempre più schiavi, perchè per avere questi regali dobbiamo condurre una vita di lavoro che, magari, non ci piace affatto.”

“Capisco. Beh, devo dire che avevi ragione: io non c’entro molto in questo discorso…..però è interessante, e fa riflettere. Tu cosa vorresti, Peter?”

“Io? Beh, io vorrei tornare al mare. Ho cominciato col mare e per un accidente mi son ritrovato sugli aerei. Come dice Simone, Adesso Basta. Devo trovare il modo di tornare al mare. Sai, mi ricordo di una bella frase di Charles Baudelaire : ‘Uomo libero, tu sempre amerai il mare!’

Acqua Privata

22 novembre 2009 Lascia un commento

Poche ore a bordo, e sono già nel locale di Oliver. Non fraintendetemi, non sono un ubriacone ma trovo molto rilassante l’ambiente assai poco formale del Sighing Crab. Sono già seduto al mio tavolo preferito, e vedo il mio amico oste avvicinarsi…

“Allora, Peter, ti sei riposato bene? Ecco qua, ti ho portato il tuo boccale di birra..…per me, un bel bicchierone d’acqua fresca di fonte!”

Non riesco a credere alle mie orecchie…

“Acqua fresca? Oliver, ma che ti salta in testa?” , prendo una generosa sorsata di birra e mentre il liquido frizzante mi rinfresca la gola lancio uno sguardo incredulo al mio ospite.

“E certo: cerco di bere quanta più acqua possibile, finché sarà gratuita!”

Sorrido amaramente…

“Ah, ti riferisci alla faccenda della privatizzazione dell’acqua ? Un’altra porcata di questi tempi bui. Ma non esagerare sennò ti si arrugginisce lo stomaco!”

“Bravo, scherzaci sopra. Però dai, magari la presenza di tante aziende coinvolte nella fornitura di risorse idriche potrà garantire una concorrenza che farà abbassare i prezzi….che ne pensi?”

“Si, come succede per la benzina? Gli attori nel mercato sono tanti, eppure non mi pare che i prezzi dei carburanti siano soggetti ad una sana e libera concorrenza. Secondo te con la privatizzazione non potrebbe realizzarsi lo stesso cartello di aziende che si spartiscono la ricca torta di lauti guadagni? Questa storia, secondo me, è assai preoccupante perché stiamo parlando di un bene primario dell’umanità: senz’acqua non si sopravvive…”

“Vuoi dire che quegli stessi poteri economici che controllano il mercato dei carburanti potrebbero fare il bello e cattivo tempo anche con l’acqua?”

“Beh, non è detto che siano gli stessi personaggi. Ma di certo lo stile sarebbe quello. L’acqua è l’oro del futuro perché le risorse idriche del pianeta si stanno esaurendo, e chi possiede l’acqua possiede il pianeta. Già in Bolivia c’è stata una prova generale di conflitti a causa del liquido vitale. Ad ogni modo stai tranquillo: sono certo che la Comunità Europea non intenderà affatto approvare una nefandezza del genere. Come al solito, confido nella serietà europea, piuttosto che sulla mafiosità italiana.”, assaporo un altro sorso di birra e mi guardo attorno, cercando di scovare eventuali origliatori sospetti.

“Beh, questo mi rincuora. Quindi ritieni che sta schifezza non passerà?”

“Non posso certo metterci la mano sul fuoco, ma fortunatamente esistono movimenti politici, sociali e di cittadini che già si stanno muovendo per contrastare questo terribile attacco ai diritti dell’uomo….Hai per caso degli snack?”

“Te li porto subito. Vanno bene delle patatine? Attento però, fanno venir sete!”

Chiacchiere con Oliver

21 novembre 2009 Lascia un commento

Finalmente di ritorno alla mia isola!
Riesco ancora a odorarne il profumo e ubriacarmi dei suoi colori. Giunto a bordo del mio vascello, giusto il tempo per una doccia e per cambiarmi, mi reco subito al Sighing Crab per scambiare due chiacchiere col mio amico. Come al solito starà brontolando come un vecchio capodoglio mentre mesce la sua birra cruda.
Il viottolo che dal mio ormeggio porta alla sua taverna odorosa non è molto frequentato di questi tempi. Rari esemplari di razza umana caracollano senza un ordine logico mescolandosi con qualche animale randagio, come isolate particelle quantiche in cerca di una casuale collisione.
L’entrata alla taverna non presenta particolari raffinatezze: una miserrima porta di legno con i vetri appannati dai fumi dell’alcool e del tabacco divide il microcosmo chiassoso del locale dal mondo esterno. Si scendono pochi gradini di pietra mal lavorati e ci si immerge nel regno di Bacco.

“Ehilà Peter, ben tornato!”

Non faccio nemmeno a tempo di entrare in taverna, che quella vecchia volpe di Oliver mi indirizza a gran voce i suoi saluti. Non potrei mai sperare di entrare nel suo locale senza farmi notare. Dovrò tenerlo a mente, nel caso in cui dovessi avere dei problemi.

“Salute a te, vecchio tricheco! Come sono andati gli affari durante la mia assenza?”

“Ogni volta la stessa domanda…cosa ti aspetti, che quando non ci sei questa massa di cozzari della malora si mettano in fila per venire nel mio locale? Ma guardali, già cominciano a bofonchiare perché sanno che ora mi metterò a parlare con te e i loro gargarozzi inariditi dovranno aspettare di essere serviti.”  , volge lo sguardo malignamente divertito sulle facce dei pochi avventori. Qualcuno si gira dall’altra parte, qualcun altro ricambia con un ghigno feroce. “Dai, siediti là che ora arrivo col tuo boccale.”

“Grazie amico!”, sorrido chinando leggermente il capo e mi avvio verso il “mio” tavolo. Mi guardo attorno, e le facce che vedo non sono proprio amichevoli. Cerco di tenere un contegno e sorrido di tanto in tanto. Dopo aver fatto un rapido calcolo, mi decido a prendere un’insolita iniziativa. Dopotutto, il numero dei clienti presenti non è così elevato. “Oliver, un giro di birra cruda per tutti! Offro io!”

Oliver strabuzza gli occhi mentre il locale è inondato da una salva di “urrà” a squarcia gola. Ora dovrei esser più tranquillo, mi hanno già augurato 30 vite. Sorrido soddisfatto e aspetto il mio boccale.
Oliver non si fa attendere molto. Lo vedo mentre si avvicina ondeggiante come un vascello dal carico mal stivato, un boccale per mano. Il suo sorriso mi fa capire che ha voglia di chiacchierare. Sono stanco, ma lo asseconderò.
Poggia rumorosamente i due boccali sul tavolaccio e si siede anche lui mentre i suoi occhi saettano da una parte all’altra per controllare la situazione. Non ha mai voluto assumere un aiutante. Nonostante le sue origini irlandesi, giurerei che possiede anche del sangue scozzese.
Mi fissa negli occhi, aspettando che beva la prima sorsata come se non fossero anni che bevo la sua birra. Ogni volta il rito prevede che io gli faccia i complimenti per la splendida bevanda, e lui annuisce soddisfatto. Anche questa volta non lo deludo e la sua soddisfazione si traduce in una generosa sorsata dal suo boccale.

“Allora, Peter, ho letto quelle tue fandonie sugli alieni. Ma davvero credi che possano esser qui da noi?”

“Proprio di questo argomento mi volevi parlare? Cosa c’è, vorresti ampliare la tua clientela? Non credo che gradirebbero la tua birra.”

“E perché no? Cos’ha la mia birra che non va per gli alieni?”

“Intanto le hai chiamate ‘fandonie’, ricordi? E poi cultura diversa, bevande diverse. Chissà che bevono quelli. Ma davvero, non credo che bisogna parlarne troppo. In fondo non v’è altro che teorie, supposizioni…”

“Sei tu che hai chiamato in causa l’argomento. Qua a Tortuga non si parla d’altro…d’altra parte, la stagione è morta e le navi sono quasi tutte qua a marcire come tronchi impantanati in un’insenatura.”

“Parla per le altre navi….la mia non sta marcendo affatto.”

“Vabbè vabbè, ma insomma, per quanto ti fermi?”

“Non molto, come al solito. Purtroppo ho pochi giorni di respiro, poi dovrò ripartire.”, bevo un’altra sorsata e il mio ospite fa altrettanto.

“Senti un po’, ma non è che con i tuoi stramaledetti viaggi ci porti questa cavolo di influenza, come si chiama? AH1…o roba del genere?”

“…A/H1N1. Arrivata la psicosi anche qui a Tortuga, Oliver? Devo confessare che, col lavoro che faccio, ho pensato molte volte al fatto di essere parecchio esposto al contagio. Ma ci ho riflettuto, non mi vaccinerò e poi, anche se volessi ormai sarebbe troppo tardi.”

“Perché parli di psicosi? Il problema è reale!”

“Certo che lo è. Però ritengo anche che la verità, come al solito, è a metà strada fra l’emergenza reale e quella ‘indotta’. Non sono molto informato sull’argomento, ma mi par di capire che questa influenza non abbia mietuto più vittime della normale influenza degli anni passati. Certamente è aggressiva, ma credo sia altrettanto vero che c’è qualcuno che ci guadagna molto dal panico prodotto. Purtroppo, ho letto stamane che in Norvegia il virus ha nuovamente mutato e presenterebbe nuove qualità. Preoccupante di sicuro…”

“Preoccupante? C’è da cagarsi addosso direi! Qua i medici scarseggiano, e anche i vaccini…”

“Ti ho già detto che vaccinarsi ora sarebbe come chiudere le stalle quando i proverbiali buoi sono già usciti. Almeno, a quanto ho capito. Tuttavia c’è da dire anche una cosa: i soggetti a rischio sono coloro che presentano malattie croniche, specialmente all’apparato respiratorio. Tu sei un merluzzo sano, Oliver, e non corri alcun pericolo. Piuttosto, io che sono un fumatore accanito, vado in volo respirando aria condivisa coi miei passeggeri e viaggiando da un posto all’altro, io si che dovrei essere preoccupato. Ma non lo sono più di tanto, perché tutto sommato sono sano (grattatio pallarum).”

“Vabbè, spero che tu abbia ragione, Peter. Come sta il Vieux Malin?”

“Il mio povero vascello sta bene, però vorrei essere a bordo più spesso. A proposito, crollo dalla stanchezza. Vado a bordo e spero di farmi una sana dormita. Verrò a trovarti nei prossimi giorni per la solita bevuta, caro Oliver.”

“D’accordo Peter, ci conto. Riposa bene.”

Ci alziamo dal tavolo e raggiungo l’uscita. Per la prima volta in tanti anni vengo salutato da un coro di voci galleggianti nei fumi dell’alcool. Sorrido ed esco dalla taverna. A grandi passi raggiungo la mia nave. Il tepore che trovo nella mia cabina mi invita ad abbandonarmi a Morfeo. Non faccio resistenza, e crollo come un sasso.

Oliver O’Pint

21 novembre 2009 Lascia un commento

Cari lettori, vi presento un mio carissimo amico e confidente. Si tratta del gestore dell’osteria “Sighing Crab”, il granchio sospirante, un’istituzione qui, all’isola di Tortuga. Questo omone saggio e di buon cuore porta il nome di Oliver O’Pint, ed è sempre un piacere conversare con lui. E’ un uomo semplice e, allo stesso tempo, assai curioso; cosa che denota una spiccata intelligenza. Nonostante la sua semplicità d’animo ama discutere su svariati argomenti e spesso si dimentica di servire gli altri avventori. I pirati, si sa, non sono persone dai modi garbati. Ma Oliver ha sempre saputo mettere a freno le lingue e le mani delle ciurme selvagge che accorrono al suo locale.

Non vedo l’ora di tornare a Tortuga e trascorrere qualche piacevole ora conversando con il mio amico e magari, scroccargli qualche bevuta gratis. Ovviamente, siete tutti invitati ad “origliare” ciò che ci diciamo. Quindi, accomodatevi anche Voi. Prendete posto ad uno dei tavolacci del Sighing Crab e fatevi una bella bevuta alla Vostra salute!

 

My dear readers, let me introduce you one of my dearest friends of mine. I am talking about the “Sighing Crab” Innkeeper, Mr Oliver O’Pint. This big, wise chap has a great heart and it is always a pleasure to have a chat with him. He is simple, yes, but very curious as well, in which he denotes a great intelligence. Despite his semplicity he loves talking about many different issues and he often get loose and forgets his own customers. They can get mad at him, but he knows how to keep them quiet. Pirates are not pussy-cats, but Oliver perfectly knows how to treat them.

Looking forward to getting back to Tortuga and spend some time with him and maybe, get some free of charge drink. Of course, everybody is invited to listen in what we say, therefore feel free and have a sit and some drinks as well. Cheers to everybody!